Como Borghi: affissioni abusive e falsa partecipazione

IMG-20190329-WA0004Da qualche ora il quartiere di Como Borghi è cosparso di affissioni abusive. Non si tratta di un comitato spontaneo: la locandina  reca in testa lo stemma  ed in calce l’indirizzo internet del Comune. E’ apposta ad ogni angolo di strada anziché nelle apposite bacheche ed invita ad un incontro con l’Assessore comunale all’Ecologia e Ambiente “sulle tematiche del quartiere per dare un vostro contributo”. Se qualcuno pensa che questo sia il modo di proporre e gestire la partecipazione dei cittadini, siamo proprio messi male.

Non è la prima volta che Periferie torna sull’argomento. Qualche tempo fa a Monte Olimpino, più recentemente a Ponte Chiasso, questa Giunta pensa di gestire il rapporto con i quartieri con sporadiche riunioni plenarie, non preparate, dall’ordine del giorno generico.

L’esperienza delle Assemblee di zona è fallimentare – a Como Borghi in particolare, ma ormai dappertutto – e non certo per colpa delle Assemblee stesse, ma per precisa responsabilità di coloro che, dall’interno del Palazzo, non offrono alle Assemblee gli strumenti necessari per poter lavorare. Quella di Como Borghi, per esempio, aveva sperato molto nell’appoggio istituzionale al bel progetto di recupero del lavatoio di Via Alciato, senza trovare adeguato ascolto.

Lo ripeteremo fino alla noia: nel 2016 la sperimentazione di ComeVoglioComo aveva indicato una strada. Già allora non eravamo i primi, ma nemmeno gli ultimi, tant’è vero che quel percorso ottenne importanti riconoscimenti in ambienti specializzati.

Si trattava solo di dare continuità all’esperimento, con poco dispendio di risorse. Si è fatto il contrario: smantellato l’Assessorato, chiuso il centro civico di Camerlata, lasciato senza presidio quello di via Grandi, disapplicato il regolamento sul volontariato civico. Lo stesso regolamento delle Assemblee di zona, che aspettava solo di assere arricchito con i “patti di collaborazione ” (come a Varese) o con il “bilancio partecipativo” (come a Milano e in decine di altre città), rimane fermo, prigioniero di logiche politiche che vorrebbero riportare i quartieri sotto il controllo dei maggiorenti legati ai partiti e magari trombati alle elezioni.

La neo-Assessora alla Partecipazione dichiara a Diogene che il nuovo Segretario Generale risolverà il problema: è una bufala, perché il problema tecnico non esiste, gli strumenti per favorire la partecipazione sono ben noti ed attuabili. Il problema è tutto politico. Chi governa Como non vuole la partecipazione e raramente si concede anche al semplice ascolto. Quando lo fa, come mercoledì a Como Borghi, riunisce tutti in uno stanzone e “prende nota”. Conoscendo il quartiere, la sua storia difficile e le tante problematiche aperte da tempo, ci si può tranquillamente risparmiare l’uscita serale: si ascolteranno i lamenti di chi risiede nei pressi dei giardini pubblici, emergerà la rabbia per le aree degradate e il traffico insopportabile, certamente qualcuno se la prenderà con gli stranieri e qualcun altro chiederà più presenza di vigili.

Insomma, andrà in scena la solita guerra tra poveri, perché sono completamente mancati tutti i passaggi utili a comporre gli interessi contrapposti, a far rispettare le opinioni divergenti, a raffreddare i conflitti, a creare un clima collaborativo. Cose complesse, ma normali ad altre latitudini e ad altre maggioranze. [Massimo Patrignani – ecoinformazioni]

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