Ponte Chiasso: come deludere la voglia di partecipazione

IMG_20190307_223417Se quasi 200 persone affollano il teatrino dell’oratorio per più di due ore, cercando di saperne di più e di dire la propria su un piano di recupero di una grande area dismessa del loro quartiere, significa due cose: che il tema è sentito e che c’è voglia di partecipare. Due stati d’animo che un’amministrazione seria dovrebbe non solo  rispettare, ma anche farne tesoro. Evitando di, come si suol dire, “ciurlare nel manico”. Invece….

La partecipazione è una cosa seria ma anche rischiosa. Se non è ben gestita può alimentare atteggiamenti conflittuali, disillusione e sfiducia. Per questo da tempo, in Italia e nel mondo, si studiano e si sperimentano “buone pratiche” di amministrazione condivisa, che consentano di non deludere le energie dei cittadini  più attivi e consapevoli, e di valorizzarne i contributi.

Como è in enorme ritardo su questo. La Giunta Lucini aveva provato a colmare il gap con l’istituzione delle Assemblee di zona, la Giunta Landriscina sta distruggendo quel poco o tanto che si era costruito. Giovedi 7 marzo a Ponte Chiasso tutto ciò è stato rappresentato plasticamente.

Una sede inadatta: il quartiere non ha una sala civica, l’ex asilo, che potrebbe essere riconvertito – in tutto o in parte – allo scopo è lasciato nel degrado, quindi ci si rifugia in un oratorio dove si fa persino fatica a proiettare ed illustrare una decina di slides.

Un metodo inutile: l’Assemblea di zona viene trasformata nel megafono della Giunta Comunale, l’evento non viene preparato, ci si limita a dare la parola ad Assessori e progettisti, si ricorre allo strumento dell’assemblea plenaria, quando si sarebbero potuti sperimentare altri metodi più coinvolgenti ed in grado di approfondire meglio. A nessuno è passato per la testa, ad esempio, che sarebbe stato più utile indire un’assemblea tematica, mettendo prima on line  qualche documento e consentendo la raccolta di pareri e contributi scritti?

Un malcostume, peraltro abituale: gran parte dello spazio dibattito è stato monopolizzato da maggiorenti, come i Consiglieri Nessi e Aleotti e gli ex consiglieri Mottola e Bottone, che hanno tolto spazio alle opinioni dei residenti.

Una totale mancanza di politica: tanto l’Assessore alla partecipazione è rimasta muta per l’intera serata, quanto l’Assessore Butti è stato loquace ma vago ; l’unica certezza che ha dato riguarda l’iter: prima o poi dovrà esprimersi il Consiglio Comunale.

Come per il recupero ex Chibro a Monte Olimpino, Butti si presenta ai quartieri facendosi scudo dei pareri dei tecnici e, al più, promettendo che le prossime tappe dell’iter terranno conto dei suggerimenti e delle criticità. Gioco facile per ora, visto che l’iter di urbanistica contratta è appena all’inizio e sarà ancora lungo e complesso, ma alla lunga gioco inutile. Infatti l’Assessore non ha mancato di precisare – per dirla in breve – che l’operatore privato (il nome Esselunga è stato estratto con le pinze) può sostanzialmente fare ciò che vuole in funzione della reddittività dell’operazione. Il Comune può solo contrattare le “compensazioni”.

Di quante compensazioni abbia – ed a maggior ragione, avrà – bisogno Ponte Chiasso? L’elenco è infinito. Per ora vi si risponde con un parere preliminare degli uffici  che ne cita alcune, rimettendosi al buon cuore dei progettisti. Residenti e commercianti ne aggiungono altre, ataviche, a volte confliggenti. Per esempio, la guerra dei parcheggi: il pizzaiolo li vuole davanti al suo negozio in via Bellinzona, il residente li vuole per se, il lavoratore frontaliero li vuole per lasciare la sua auto tutto il giorno ed entrare in Svizzera col treno, i progettisti li vorrebbero anche ad uso dei frequentatori della parco spina verde.

Progettisti che all’inizio sono apparsi impacciati e generici  (anche per colpa della location infelice), salvo l’Ing. Novati, che ha descritto in modo chiaro la rivoluzione ipotizzata per il sistema della mobilità sia sull’area ex Lechler , sia sull’area ex Albarelli. Non si può certo dire che abbia convinto la maggior parte del pubblico presente. PocoPresentazione-Albarelli-Lechler-0089 comprensibile, invece, l’illustrazione della parte cementizia del progetto : alla fine si è capito che dovrebbero essere 4 medie strutture di vendita , con accesso da via Oldelli. Le memorie più allenate hanno rivisto lo scenario già vissuto al dadone e a Camerlata: per aggirare i vincoli comunali (più restrittivi della legge nazionale) si inizia con la media struttura, poi ci si affida agli avvocati e prima o poi la struttura crescerà.

Alle 23, tutti a casa, senza entusiasmo. [Massimo Patrignani – ecoinformazioni]

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