Erba / Convegno a Lariofiere sul partenariato pubblico-privato

convegno BCC001Venerdì 20 settembre Lariofiere ha ospitato un convegno organizzato da BCC Brianza e Laghi, Anci Lombardia e Iccrea – BancaImpresa, sulle possibili collaborazioni tra pubblico e privato nella realizzazione di opere pubbliche. Argomento molto attuale, anche alla luce di un’evoluzione normativa che dovrebbe (ma il condizionale è d’obbligo….) facilitare il ricorso alle diverse forme di partenariato.

Al netto dell’apologia del “mercato” che ormai pervade ogni aspetto della vita civile, per cui le pubbliche funzioni sono sempre più piegate a logiche di profitto, il convegno ha svolto una funzione formativa, aggiornando sugli strumenti normativi a disposizione,  e allo stesso tempo si è rivolto al territorio, discostandosi almeno in parte dalla logica delle “grandi opere” e ponendo attenzione alle esigenze della dimensione locale. Non a caso, gli organizzatori rappresentano, da un lato un sistema di istituti di credito molto legati al territorio come le banche di credito cooperativo, dall’altro un sistema istituzionale – quello dei Comuni – nel quale il peso degli enti medio – piccoli è predominante.

Giovanni Pontiggia, presidente BCC, ha aperto il convegno delineando l’obiettivo: rilanciare l’economia locale attraverso un ruolo attivo del sistema bancario nel sostenere la realizzazione di opere pubbliche con il coinvolgimento del sistema delle imprese.

Musica, per le orecchie del mondo dell’edilizia, rappresentato dal Presidente comasco di ANCE Molteni, che ha disegnato uno scenario critico: un calo decennale degli investimenti pubblici che è proseguito anche nel 2018 ( – 3,3% su base annua) ma soprattutto una cronica incapacità di portare a termine anche quei pochi investimenti che si fanno, ed un “tempo di attraversamento” (la fase burocratica pre -cantiere) pari al 70%.

Enrico Duranti, Direttore Generale di Iccrea, il sistema che raggruppa 142 banche cooperative  e rappresenta il quarto polo bancario nazionale, ha cercato di unificare questi due approcci parlando di “supporto alle piccole e medie infrastrutture”, attraverso un patto tra banca e impresa, in grado di sviluppare capacità manageriali  da mettere a disposizione degli enti locali che ne sono carenti. In questa logica, il privato può (deve?) farsi promotore dell’opera, ma è essenziale che dietro ci sia una comunità locale messa in condizione di esprimere i bisogni ai quali rispondere.

Con queste premesse, la parola è passata agli specialisti.

Angelo Rughetti di IFEL lavora ad un osservatorio sugli investimenti comunali ed ha il polso di una situazione desolante: dal 2002 al 2017 sono stati emessi 31865 bandi, l’81% dei quali nei Comuni, per un valore che si aggira sui 35 miliardi. Ebbene, solo il 27% è arrivato a conclusione. La fotografia è impietosa.  Da Rughetti è poi venuta un’osservazione inusuale in questi ambienti paludati: “Tante piccole opere hanno un’esternalità migliore rispetto alle grandi opere”. Detto più semplice, meglio le piccole opere utili di quelle grandi ed inutili.

Maurizio Cabras, coordinatore del dipartimento territorio di Anci Lombardia ha annunciato l’imminente approdo in Consiglio regionale di un progetto di legge sulla rigenerazione urbana che, già nel primo articolo, recepisce il partenariato pubblico- privato come strumento di governo del territorio, in associazione e cooperazione istituzionale, ed ha proposto la costituzione di un gruppo di lavoro regionale per presidiare in modo efficace questa nuova opportunità.

Da Andrea Ciaramella, del Politecnico di Milano, è arrivato un contributo molto tecnico su BRaVe, uno strumento che consente di valutare l’efficienza complessiva degli edifici analizzandone tutte le caratteristiche e mettendole in relazione fra loro per formulare giudizi di qualità basati su elementi oggettivi e progettare consapevolmente le attività di riqualificazione. Può essere molto utile alle amministrazioni ed al partner privato per affrontare la realizzazione dell’opera dal punto di vista dell’utilizzatore e quindi per minimizzare il rischio che il risultato finale si discosti dal bisogno che l’ha generato.

Martino Patteri e Fabiano Sgheiz di Iccrea e Gian Paolo Sgargi di Kg project sono entrati nel merito del coacervo di norme e cavilli della legislazione sugli appalti, per evidenziare che vi sono condizioni più favorevoli che in passato per portare a buon fine le forme di collaborazione pubblico privato; dopo di loro, sono state illustrate alcune esperienze di successo.

Al di là degli auspici e delle  – rispettabilissime – buone pratiche, la sensazione per i non addetti ai lavori è quella di una forte distanza dalla realtà concreta di molti territori e di molte amministrazioni. Il rischio che il sistema pubblico non sia in grado di gestire un rapporto paritario e trasparente con il sistema privato è  concreto, ed i motivi vanno ben oltre le questioni burocratico – organizzative.

Emerge poi un’omissione evidente. Benchè Duranti abbia fatto notare che gli appalti pubblici sono ormai suddivisi in modo paritario tra “lavori”  e “servizi”, il convegno ha completamente trascurato questa seconda componente, e di conseguenza ha trascurato il ruolo che potrebbe giocare il mondo no profit nei partenariati. Non a caso, nella dovizia di slides a corredo dei discorsi, è mancata quella che richiama gli articoli 55 e 56 del Codice del terzo settore, che apre al partenariato ma lo inserisce in una cornice di socialità, che poi trova ostacoli ovunque, nell’ANAC, nella Corte dei Conti e  nel disinteresse degli Amministratori.

Dietro a questo ci sono – come si diceva all’inizio – vizi di fondo: l’apologia del “mercato”, l’inossidabile adesione al liberismo, l’utilizzo disinvolto e strumentale di concetti importanti come la sostenibilità, ambientale e sociale.

In conclusione, due parole sul siparietto di politica locale andato in scena a metà convegno, con la candidatura esplicita della Bcc per collaborare alla soluzione delle problematiche di riqualificazione urbana del capoluogo, della quale il Sindaco – che avrebbe volentieri svicolato – ha preso atto, non senza aver evidenziato per l’ennesima volta i problemi burocratici  e organizzativi che legherebbero le mani ai ben disposti amministratori. Un film già visto e rivisto, sugli schermi comaschi.

[Massimo Patrignani – ecoinformazioni]

 

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