La Consulta del nulla

buio-pestoOre 17 del 1 luglio a Palazzo Cernezzi: si insedia la Consulta dei Servizi sociali. Un’oretta di riunione del tutto priva di contenuti, una passerella fine a stessa, distante mille miglia dai problemi concreti e dai bisogni delle persone. nessun spazio per la discussione, nessuna indicazione sui programmi di lavoro, nessun spazio per i migranti e per la grave marginalità.

E’ iniziato davvero male, il lavoro della Consulta per i Servizi sociali del Comune di Como. Non fosse bastato il grave ritardo (sono passati due anni dall’insediamento dell’Amministrazione!) c’è nebbia fitta sulle politiche che si intendono adottare. L’unica chiarezza è su quelle che non si vogliono adottare: rispetto al passato, le aree di intervento scendono a tre: anziani, disabili, minori. La spugnetta padana ha cancellato l’area migranti e marginalità sociale.

La riunione si apre con l’assessore che fa l’appello dei presenti: non molti, ad onor del vero. Indi, si scusa per il ritardo accumulato; poi piagnucola per il “carico di lavoro” degli uffici e per i vincoli finanziari, dimenticando lo stratosferico avanzo di amministrazione accumulato; poi esalta la passione, sua e degli operatori. Un po’ pochino.

Prende poi la parola il presidente della Commissione, che non trova di meglio che riferirsi al tragico episodio dei bambini morti in via per San Fermo, non per avviare una riflessione ma per denunciare la “gogna informativa” che a suo dire fu montata sulla vicenda.

L’area minori sarà presidiata da Patrizia Lissi, esponente della minoranza, che nella sua breve presentazione non manca di sottolineare la scomparsa dell’area “stranieri”. Lorenzo Cantaluppi, giovane consigliere di ultra destra coordinerà invece il lavoro dell’area anziani, mentre Elena Canova (Forza italia) si occuperà della disabilità. Su quali programmi? Mistero.

Si dirà, era la prima riunione, gli approfondimenti verranno. Ce lo auguriamo, anche se non avrebbe disturbato almeno un giro d’orizzonte sui due anni trascorsi, che hanno visto non poche novità, tutte negative: un piano di zona approvato in clandestinità; un’azienda sociale deliberata tra le polemiche, una riforma del terzo settore che introduce novità importanti nel rapporto tra amministrazioni pubbliche e volontariato; scelte politiche che affrontano il disagio sociale unicamente sul piano dell’ordine pubblico e del “decoro”. Nulla di tutto questo, l’importante era compilare una scheda di adesione e aggiornarsi alla prossima puntata.

Nell’attesa, speriamo breve, converrà ricordare che i compiti delle consulte sono fissati dall’articolo 10 dello Statuto Comunale, che recita:

Art. 10 – RAPPORTI TRA COMUNE E ASSOCIAZIONI PRIVATE
1. Il Comune riconosce e valorizza le libere forme associative e del volontariato, sia laiche, sia religiose, che operano nei settori economico, sociale, turistico e culturale, educativo, ambientale, sportivo e ricreativo, nonché le organizzazioni sindacali professionali e di categoria, assicurando ad esse la partecipazione attiva e garantendo l’accesso alle strutture e ai servizi comunali.
2. Il Comune, al fine di consentire la consultazione delle associazioni e organizzazioni cittadine, istituisce con deliberazione del Consiglio Comunale una o più consulte permanenti nel campo ambientale, turistico e culturale, sportivo, economico e sociale, il cui ruolo è di integrare e arricchire le proposte degli organi del Comune con l’apporto di competenze specifiche. A tali organismi possono partecipare anche cittadini dell’Unione Europea e stranieri regolarmente soggiornanti.
3. A tal fine è istituito presso la Segreteria Generale del Comune il Registro delle associazioni e organizzazioni operanti sul territorio comunale nei settori suddetti di cui viene data pubblicità sul sito comunale.
4. Il Consiglio Comunale con apposito regolamento determina le modalità di iscrizione, e
cancellazione, al registro.
5. Le consulte possono esprimere pareri, rilievi, raccomandazioni e proposte sulle materie di competenza, relativamente agli atti di indirizzo dell’Amministrazione Comunale e all’attività dei servizi; possono accertare la rispondenza fra gli orientamenti programmatici e i risultati conseguiti.
6. Il regolamento determina le forme di organizzazione, la composizione e le modalità di
esercizio delle funzioni su esposte.
7. Le consulte hanno facoltà di esprimere il proprio parere nella fase di definizione degli
orientamenti generali che informano la redazione dei bilanci e dei piani e programmi di settore.

Non si tratta quindi di organizzare qualche festa danzante per anziani o di prendere atto passivamente delle scelte dell’Amministrazione. Si tratta di costruire insieme le politiche sociali della città, valorizzando il patrimonio di conoscenza ed esperienza del mondo associativo. Se il buon giorno si vede dal mattino, la strada appare lunga, ripida e dissestata. [Massimo Patrignani – ecoinformazioni]

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