Baby gang: la Magistratura fa il suo, il Comune fa finta

Baby-gang-Como--1003x600E’ notizia di queste ore che sedici componenti della cosiddetta baby gang comasca sono rinviati a giudizio per  26 diversi capi d’imputazione. Per la verità è una non-notizia, nel senso che la magistratura non fa nient’altro che il suo dovere in presenza di reati. Se il processo che inizierà fra meno di un mese confermerà i capi di accusa, la punizione arriverà, dunque. Quanto alla prevenzione, sono altri che dovrebbero agire. Dovrebbero, ma è più facile occuparsi di venditori di mimose e parcheggiatori abusivi .

Spifferi di palazzo riferiscono di un tavolo aperto dall’Onorevole Assessore Locatelli, con una serie di soggetti che potenzialmente potrebbero svolgere un ruolo di prevenzione. Prima riunione inconcludente, con promessa di riconvocarsi a breve, finora disattesa.

Ritardo comprensibile, visto che i ragazzacci sono stati assicurati alla giustizia mentre in città imperversano altri pericolosi criminali: la banda della mimosa; la gang dei suonatori, il racket dei mendicanti, la mafia africana dei posteggiatori. Questione di priorità. Se qualcuno obietta da sinistra, come ha fatto Luigino Nessi, c’è sempre un ufficiale di complemento leghista pronto a coprire di insulti e un pasdaran di Confesercenti pronto a schierare la sua organizzazione con il partito di riferimento .  Se qualcuno obietta da destra, come Sergio Gaddi o Patrizia Maesani, si fanno spallucce. Pazienza, è teatrino politico visto e rivisto.

Conta di più, e conforta, sapere che nei quartieri c’è qualcuno che non sta con le mani in mano di fronte ai problemi veri. Abbiano testimonianza diretta di un impegno assiduo, da parte di persone e gruppi che operano nei quartieri periferici più esposti sul versante del disagio giovanile, per individuare le strade praticabili per costruire coesione sociale e raffreddare i conflitti. Impegno che cresce anche se il Comune si ritrae, senza neppure dare  continuità ai servizi minimali: la chiusura dello spazio giovani La Pineta rimane una ferita non rimarginata.

Un impegno così, per sua natura, non ha bisogno di riflettori accesi. Avrebbe invece bisogno di un sostegno istituzionale che per ora non si vede. Tanto per intenderci, si parla di sostegno reale: progetti, risorse finanziarie ed umane, non dichiarazioni di circostanza (qui un bell’esempio),  per ringraziare l’impegno e le risorse degli altri. Troppo comodo. [Massimo Patrignani – ecoinformazioni]

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