Cura del ferro: medicine efficaci e farmaci placebo. L’Alp Transit

alp transitL’incontro di domenica 17 marzo allo spazio Parini di Como, organizzato dal circolo Arci Terra e Libertà insieme al comitato Arci provinciale e dedicato alle sacrosante ragioni del movimento NOTAV, ha offerto un importante spunto di riflessione di interesse locale, quando il relatore Prof. Alberto Poggio, stimolato da una domanda di Fabio Cani, ha affrontato il tema dell’Alp Transit e delle strategie svizzere in tema di mobilità su ferro.

Due volte utile. Anzitutto, perché l’esposizione del prof. Poggio, lucida, documentata e rigorosa, ha fatto chiarezza sul grande imbroglio chiamato TAV (guarda i video della conferenza).  In secondo luogo, perché è stata l’occasione per uno sguardo più largo sul tema della mobilità ferroviaria in generale.

Il corridoio 5, est – ovest da Lisbona a Kiew, è morto ancor prima di nascere: mancano i presupposti economici, logistici e politici.

logo-2xDiverso, e più direttamente legato al nostro ambito territoriale, è il corridoio nord -sud, sul quale gli Svizzeri hanno molto investito e realizzato.

Come abbiamo già evidenziato in questo articolo, i tifosi nostrani del Tav Torino – Lione non hanno niente da dire sui ritardi italiani nel potenziamento dell’infrastruttura ferroviaria dal confine svizzero fino a Milano, che comunque un senso logico ce l’avrebbe, rispetto ad un collegamento che la stessa Francia dichiara non prioritario nei documenti ufficiali, al punto da prevedere la progettazione non prima del 2038.

Ma c’è di più. Anche la grande opera in salsa elvetica mostra non poche criticità, come emerge dalle parole di Poggio: costosa e sottoutilizzata. Molti operatori del trasporto merci continuano a preferire la linea storica e anche nel paese di Guglielmo Tell qualcuno comincia a chiedersi se ne valeva la pena. guarda il video sull’Alp Transit

Poggio non lo dice in modo diretto, ma la risposta è implicita: non ne valeva la pena.

Questo significa forse che la cura del ferro non serve? Tutt’altro! La cura del ferro sarebbe una medicina indispensabile per passare a forme di mobilità sostenibile. A patto che sia medicina vera: miglioramento delle tratte locali, miglioramento del materiale rotabile,  fluidificazione dei nodi. In una parola, manutenzione. Una medicina efficace e poco costosa. Invece, viene somministrato un placebo fatto di tunnel inutili e sovradimensionati. Inutili per gli effetti sulla mobilità, ma probabilmente molto utili per quel sottobosco che sugli  appalti costruisce grandi fortune economiche.

Ancora una volta, la battaglia contro il TAV assume quindi una valore generale, che possiamo calare nelle realtà territoriali più vicine a noi

Chi dice – anche qui da noi – che le grandi opere sono un contributo alla sostenibilità ambientale, mente sapendo di mentire. La vera grande opera è la manutenzione. Ce ne sarebbe da fare, dalle nostre parti: la pedemontana ferroviaria su tracciati in gran parte esistenti sarebbe ben più utile di quella autostradale, una buona gerarchizzazione della viabilità esistente a corona della città sarebbe ben più utile dell’assurda tangenziale a pedaggio che si ferma al Bassone; persino il trasporto via lago sarebbe ben  più utile della variante Tremezzina. E via continuando, per arrivare al progetto di mobilità ciclabile che non piace a Confesercenti,  senza dimenticare le assurde paratie antiesondazione, il cui cantiere deturpa il lungolago e ne limita la fruizione pedonale.

Ha ragione Guido Viale: tanti di coloro che in questi giorni fanno a gara ad accodarsi a Greta e al grande movimento contro i cambiamenti climatici, ” forse non hanno capito “.

O forse hanno capito benissimo, e sono già all’opera per depotenziare il messaggio dirompente di quel movimento.

La loro idea – caricaturale – di sostenibilità ambientale è: “lasciami fare il TAV, chiudi il rubinetto quando ti sciacqui i denti e spegni la luce quando esci dalla stanza”. Apprendisti stregoni. [Massimo Patrignani – ecoinformazioni]

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