Il coro stonato delle grandi opere

manifnotav_nNemmeno il tempo di cambiarsi d’abito. 14 febbraio ad Erba alla presentazione del piano strategico della nuova Camera di Commercio; 20 febbraio a Como alla lectio magistralis di Enrico Giovannini, 21 febbraio all’Ance a tessere le lodi delle “grandi opere”. Stesse facce, stesse grisaglie, stesse cravatte. Adesso è tutto più chiaro. Cercano la sostenibilità (degli affari). La vera grande opera è la cura dei beni comuni. Breve rassegna stampa di controinformazione.

Parlano di sostenibilità economica ed ambientale, e poi difendono un progetto che vuole perforare una montagna piena di amianto, per fare un tunnel ferroviario su una linea in continuo calo di transiti, con costi elevatissimi, per risparmiare 40 minuti di percorrenza.

per saperne di più: Guido Viale

per saperne di più: Erri De Luca

per saperne di più: Marco Revelli

per saperne di più: Luca Mercalli

per saperne di più: appello no tav

per saperne di più: Marco Revelli

per saperne di più: Guido Viale

Rispolverano la vecchia tiritera del corridoio Lisbona – Kiew ( per saperne di più: Angelo Tartaglia), quando è ben noto che la gran parte dei traffici commerciali si muovono da sud a nord. Sono offesi con il prof. Marco Ponti, la cui scrupolosa analisi costi-benefici viene coperta di ironia. I professori fanno comodo solo quando non disturbano il manovratore, quando sono indipendenti….indispettiscono.

In realtà della Torino – Lione gli importa ben poco, il vero nodo sono le “grandi opere” (stradali…)  locali.

Forse loro non lo ricordano, ma nel lontano il prof Marco Ponti fu ospite a villa Gallia, insulla cattiva strada001 un convegno organizzato da comunisti trinariciuti, intitolato “sulla cattiva strada”. Lui, liberale, a convegno con i comunisti. Si parlava di grandi opere locali, in particolare della pedemontana. La tesi dei rossi era semplice: serve la tangenziale, ma non è necessario che sia un’autostrada a pedaggio. Ponti ne convenne.

Ovviamente l’autostrada a pedaggio si fece, costò un sacco di soldi, quasi nessuno la usa e finisce nel nulla, in mezzo ai campi. Non importa, perseverano, ci vuole il secondo lotto e già che ci siamo facciamo anche un’autostrada Varese-Como-Lecco.

Lo sostengono con leggerezza, proprio nei giorni in cui la Cassazione mette la parola fine sulla vicenda di un presidente regionale che ha costruito un sistema di potere – ancora vivo e vegeto, trasversale a sovranisti ed europeisti – fatto non solo di regali alla sanità privata, ma anche di infrastrutture inutili, dannose e costose (vogliamo parlare delle paratie a lago?). Quelle utili invece non interessano a nessuno: lo dimostra lo stato comatoso del servizio ferroviario regionale; lo dimostra il proliferare di incendi boschivi devastanti e di dissesti idrogeologici gravi.

Eccola, la sostenibilità che piace a lor signori. Dopo i dotti convegni arriva la ciccia. Le reti immateriali, le piattaforme produttive, l’investimento sul capitale umano, l’industria 4.0. Grazie professori, adesso passiamo alle cose serie, parliamo di sostanziosi appalti ad alto tasso di lavoro precario.

Ovviamente, la trappola per i creduloni è presto costruita. Con abile strategia comunicativa si accomuna alle grandi opere la variante della Tremezzina che, al netto delle criticità che anch’essa presenta, è comunque un’altra cosa. Tutto fa brodo per costruire l’immagine di chi vuole lo sviluppo del territorio. In questo modo, tra l’altro, si tiene il piede in tutte le scarpe dal punto di vista politico, mantenendo aperta la porta sia ai sovranisti-localisti, sia ai liberisti-europeisti.

Intanto, nessuno pensa alla vera, unica grande opera indispensabile: un grande piano per la cura dei beni comuni (ambientali, culturali, sociali) costruito con la partecipazione attiva delle comunità locali.

Stupisce che al coro  si uniscano i sindacati. Certo, con qualche sottile e distinguo, ma sempre con una logica sviluppista che è dura a morire e che non sembra coerente, almeno per quanto riguarda la Cgil, con le posizioni maturate nella recente tornata congressuale. [Massimo Patrignani – ecoinformazioni]

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