Ticosa: e luce fu

Como-TintoriaComense-Anni30CentraleOfficina Como, in grande spolvero, ha organizzato in Biblioteca l’incontro pubblico “Ticosa, riflessioni e prospettive per la città”. Sala piena, pubblico selezionato, interessato, benestante e plaudente. Senza presunzione, e contenti di essere smentiti: la serata non ha scaldato il cuore. Tutt’altro. Cronaca semiseria.

Era una sera d’inverno, fredda e buia, a Como. Il viandante scendeva a passo lento da via Cadorna. Giunto all’altezza del Conservatorio Verdi, la nebbia cominciò a diradarsi e da lontano si intuì un bagliore. Allungò la falcata. Percorse la via Volta, percorso a sua volta da una strana inquietudine, e giunse alla meta, l’auditorium della Biblioteca. E luce fu.

Dapprima apparvero i bambini vocianti. Belli. Bianchi. Ben informati. Sapevano perfino cos’è un orto verticale.

OfficinaComo-DeSantisSubito dopo venne il Profeta. Regalò una sola visione. Un sorriso. Grande, leggermente sbilenco, però “magnetico”. Un sorriso che  avvolge l’intera convalle, dalla basilica romanica ai piedi della Spina Verde fino al convento ai piedi della collina di Brunate. In mezzo, una fila di denti, non tutti in perfette condizioni: luoghi del sapere, pezzi di archeologia industriale, gloriosi residuati bellici, gradevoli colline verdi. Un sorriso di cui prendersi cura, per renderlo più attraente, affinché possa sprigionare ancora più energia. Iniziando a ricostruire il dente rotto, proprio lì sul lato destro, vicino alla basilica. Il dente è un terreno pubblico, senza vincoli, ben servito dalla mobilità. mettiamoci un Hub per creativi, makers, musicisti, artisti. Più qualche centinaio di parcheggi. Più una rotatoria. Più qualche residenza, sociale sì ma non troppo, buona per un creativo, mica per un disoccupato. Non un progetto, solo un’idea. E, per carità, nessuno pensi che dietro l’idea ci possano essere intenti speculativi.

Poi vennero tre giovani apostoli. Ben vestiti e ottimamente impostati, essi declinarono i desideri della gioventù comasca, in una straordinaria sintesi in grado di accomunare il rider, la cameriera, la commessa, la partita iva, il precario, il neet, il disperso, il deviante e il figlio di papà. Un quadro suggestivo, realistico, includente.

Poi venne l’Angelo. meno rubicondo di Massimiliano Fuksas, austero come Renzo Piano, immaginifico come Santiago Calatrava, metallico come Daniel Libeskind, seppe declinare al colto e all’inclita tutto il contenuto di tre magiche letterine, la prima muta (ma dovrebbe essere aspirata, magari ispirata), seguita da una vocale, indi una consonante: Hub.  L’inclita colse solo qualche aspetto. per esempio, il “co-working”, interessante proposta che colmerebbe il vuoto lasciato dal bel “co-working” di piazza San Rocco, chiuso da poco per….. mancanza di utilizzatori. Oppure l’aula conferenze/atelier del commercio, che potrebbe utilmente sostituire la piazza virtuale approntata nel 2014 con copiosi fondi pubblici presso l’ex mercato grossisti e….. chiusa. Comunque, per non lasciar dubbi all’inclita, si disse ciaramente che l’housing sociale sarà riservato ai “solventi”, che non sono composti chimici ma soggetti in grado di pagare.

OfficinaComo-LironiPoi venne la resurrezione. Lo ricordavamo segretario della Democrazia Cristiana negli anni gloriosi, lo ritroviamo alla testa di un Hub, in quel di Lomazzo. Descrisse l’esperienza, indubbiamente virtuosa, e comunicò che laggiù hanno esaurito gli spazi.

Terminate le presentazioni, si aprì il dibattito, che il moderatore auspicò essere impertinente. Venne ascoltato. Venne chiesto, infatti se non fossero disponibili altre aree altrettanto strategiche (l’ex ospedale s. Anna, il San Martino) ed in gran parte già costruite.Como-OspPsichiatrico

Intervenne un illustre e stimato ex Ingegnere Capo del Comune, nella per lui insolita veste di pontiere tra le  fazioni politiche favorevoli e quelle avverse, e forse per questo apparso ai più un poco sopra le righe, il quale non mancò però di ricordare che l’hub di Lomazzo avrebbe potuto trovare già suo tempo spazi a Como, e richiamò la responsabilità di chi decise diversamente.

Intervenne subito dopo l’agente sotto copertura del Sindaco in carica (ironia della sorte, di professione dentista), per rassicurare che nulla è deciso e nulla è precluso, l’unica cosa che non si può e non si deve fare è la rincorsa ai fondi Cariplo, la scadenza è troppo ravvicinata.

Como-1899Intervenne quindi l’architetto con simpatie di sinistra, che mise nell’ingranaggio un sassolino grosso come un macigno, ricordando che una seria pianificazione dovrebbe allargare lo sguardo da San Rocco a san Rocchetto, andando a comprendere anche il comparto dell’ex scalo merci, sul quale un operatore privato ha appena ottenuto il via libera dalla Giunta per un intervento  che mal si concilia – anzi, è antitetico – con l’ipotesi di Hub.

Ci si avviava così alla conclusione, con scambio di cortesie tra imprenditrici ed imprenditori, quando improvvisamente  sorse il sol dell’avvenire, con l’ex consigliere comunista a tessere (giustamente) le lodi della scelta fatto a suo tempo per l’acquisto dell’area da parte del Comune, a ricordare (giustamente) quanto quella ex fabbrica sia anche luogo della memoria, a sostenere (giustamente? ai posteri l’ardua sentenza) la proposta di Officina Como.

Tornando verso casa, il viandante si trovò a calpestare il terreno su un tratto del “sorriso magnetico”. Il marciapiede presenta qualche rappezzo, una varia umanità popola il tragitto. Non sembra creativa, sembra in serio disagio. Se ne accorsero anche una pantera della polizia, in viale Giulio Cesare, e un mezzo della polizia locale, in via Magenta.

C’è una città che non vede la luce, e se entra in biblioteca lo fa per stare al caldo, nell’angolo riparativo, schivando l’auditorium delle grandi visioni.  A Como servirebbe prima di tutto un hub della socialità, pensò il viandante varcando la soglia di casa.

Forse era meglio restare sul divano a guardare Baglioni e la Mannoia. [Massimo Patrignani, ecoinformazioni ; foto: Archivio Nodo Libri/Fabio Cani]

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