Resistere. Senza bandiere?

comoE’ stata una bella manifestazione, quella di sabato 2 febbraio. Una catena umana intorno al Municipio,   non abbastanza lunga per circondarlo completamente ma comunque molto partecipata e visibile. L’iniziativa spontanea, è stata autoconvocata via social per “resistere alle scelte inumane di chi vorrebbe lasciar morire in mare chi scappa dalla guerra, dalla fame o dalla povertà”.

I promotori, a Como come nel resto d’Italia, sono giovani che non si identificano nelle organizzazioni “storiche” della sinistra, tanto meno nei partiti. La richiesta di aderire alla manifestazione a titolo individuale e di non esibire altri simboli se non la bandiera della pace, ha suscitato qualche mal di pancia, che non inficia la bontà dell’iniziativa ma sul quale è opportuno riflettere.

Non prima però, di avere ascoltato l’intervento introduttivo.

 

Si noterà che nei confronti dell’associazionismo e del volontariato non c’è  chiusura, anche se pesa una certa distanza generazionale. E’ nettissimo invece il distacco dai partiti, non soltanto dalla loro simbologia ma anche dal loro agire concreto, dalla distanza tra il dire e il fare.

La distanza e la diffidenza tra partiti e movimenti non sono una novità. Chi ha qualche anno sulle spalle ricorderà, per esempio, il malumore di una parte del movimento antinucleare per la presenza delle forze dell’allora sinistra rivoluzionaria o, più recentemente, i rapporti non sempre idilliaci all’interno del movimento per l’acqua pubblica. Esempi richiamati non a caso, ma per ricordare che le battaglie si possono anche vincere, insieme, al di là delle antipatie e delle recriminazioni reciproche.

Qui però la situazione è diversa, il tema che si sta affrontando ha un carattere più generale, attiene alle ragioni profonde dell’umanità, alla democrazia sostanziale, al valore della persona.

Non a caso la colonna sonora della manifestazione era “partigiana”, con Bella Ciao in apertura. Dal punto di vista simbolico questo conta, fors’anche di più delle parole tese ad equiparare destra e sinistra. Il fastidio che abbiamo provato noi “anziani” per questo passaggio, però, non si supera con le prediche o con il semplice richiamo a logiche unitarie.

Per le organizzazioni  che fanno attivismo sociale, si supera aprendo le porte, allargando le reti già esistenti, con tutta la fatica che ciò comporta. Molte già lo fanno, come testimonia anche il dialogo sviluppatosi oggi tra i presenti.

Per i partiti, si supera cospargendosi doverosamente il capo di cenere: quello che i giovani ti sbattono in faccia, lo pensano anche molti iscritti ed un esercito di ex iscritti, che magari saranno meno ruvidi nell’esprimersi ma, forse proprio per questo, sono in preda alla sfiducia , alla disillusione, e rinunciano sia al voto che alla presa di parola, che alla presenza alle manifestazioni pubbliche.

Certo non è facile e non è piacevole, per chi ha alle spalle decenni di militanza politica disinteressata, ascoltare critiche così dirette e pungenti. Sarà meglio però che ci si abitui e che si impari ad ascoltare e a tener conto di quello che si è ascoltato. In questo modo, le belle bandiere che ci hanno accompagnato torneranno ad avere senso e credibilità.

Può essere più utile un pomeriggio senza vessili di un vessillo senza contenuti.  [Massimo Patrignani – Ecoinformazioni]

Presto sul canale di Ecoinformazioni tutti i video degli interventi

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