Emblematicamente

fondazione-cariploManca meno di un mese alla scadenza per la presentazione dei progetti emblematici di Fondazione Cariplo. Le risorse messe a disposizione del territorio ammontano a 5 milioni di Euro, ai quali potrebbe aggiungersi un cofinanziamento regionale.  In città si muovono solo i soliti noti, tra beghe politiche e scarsa progettualità.

Dal sito di Fondazione Cariplo: “Gli interventi emblematici si concretizzano in progetti caratterizzati da un alto grado di complessità organizzativa, strutturale ed economica, e affrontano problemi specifici di un territorio, sperimentano politiche innovative in campo sociale, culturale, ambientale, scientifico ed economico. Mirano a un cambiamento specifico delle condizioni di vita delle persone, attraverso un processo di progettazione e sperimentazione, gestito congiuntamente con altri soggetti pubblici e privati. In questo senso, gli interventi emblematici rispondono ai requisiti di esemplarità per il territorio e di sussidiarietà di intervento. “

Il profumo dei 5 milioni di Euro ha fatto il miracolo di risvegliare uno degli organismi più inutili ed improduttivi della storia: il “tavolo della competitività”. Nome abbastanza criptico, atteso che non si capisce perché un territorio dovrebbe essere “competitivo”, quando potrebbe essere accogliente, propositivo, inclusivo, sostenibile e quant’altro, senza per forza mettersi in competizione con il resto del mondo. Misteri della cultura liberista e della sua distorta scala di valori.

Tant’è, si sono autoproposti come punto di coordinamento, si sono incontrati ed hanno preso atto di dieci proposte. Aleggia l’undicesima, troppo politicamente targata per i tempi corrono: la sempiterna Ticosa, che per la verità è già emblematica così, sarebbe un peccato snaturarla con opere invasive ed irrispettose della sua storia.

Il capoluogo prosegue con i suoi mantra: insiste il mondo universitario, orfano del Politecnico ma sempre pronto a rivendicare spazi, certamente utili per se stesso, raramente messi in condivisione con la città; non demorde Fondazione Volta, erede delle alterne fortune del Centro Volta, che spazia dai lampioni intelligenti ai musei pliniani.

Periferie simpatizza – nomen omen – per qualche idea nata e cresciuta fuori dalle ovattate stanze del centro città ma più orientata verso la sostenibilità sociale ed ambientale, come il centro diurno per bambini autistici o gli interventi di cura del territorio e dei beni culturali sulle due sponde del Lago.

Nell’insieme, almeno per quanto è trapelato per comuni mortali che non frequentano le stanze del potere,  ancora una volta si è persa l’occasione per fare vera coalizione territoriale, cercando di far convergere tutti su un obiettivo condiviso e veramente emblematico, utile per l’intera provincia e non solo per qualche campanile privilegiato. Certo, per fare ciò sarebbe servito un percorso partecipativo vero, democratico e avviato per tempo, non un tavolo di maggiorenti. Sarebbe stata utile un’Amministrazione Provinciale che, benché non più  confortata da un mandato popolare, provasse ad esercitare qualche potere reale di coordinamento anziché limitarsi a consorziare solo 8 Comuni, tra i quali spicca quello del suo sempiterno Presidente; sarebbe stato doveroso chiedere un contributo all’associazionismo non profit.

In un mese non si improvvisa un percorso simile, quindi le cose non possono certo cambiare da qui al 28 febbraio- Ma anche questo – o meglio, solo questo – è emblematico: emblematico di un sistema chiuso, autoreferenziale, provincialotto, che pretende di esercitare leadership  ma non fa altro che perdere occasioni. [Massimo Patrignani – Ecoinformazioni]

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