Riflessioni su quartieri e politica

cvcSi apre un anno politico ricco di incognite, è difficile immaginare cosa avverrà dopo il voto europeo, a maggior ragione quali potrebbero essere le ricadute a livello locale. Per questo, la lettera aperta di Marco Corengia, pubblicata da Comozero il 4 gennaio accompagnata da un commento di Davide Cantoni, merita una riflessione approfondita.

Marco Corengia è un cittadino che si impegna in prima persona per migliorare la qualità della vita della sua comunità. La sua opinione è quindi  preziosa per questo blog che tenta, con le sue piccole forze e senza l’ambizione di competere con i mass-media “professionali”, di dare voce ed interpretare ciò che si muove nelle periferie della nostra città.

La bella penna di Davide, nel presentare la lettera, la butta un po’ sul gossip elettorale. Ci arriveremo anche qui , ma cominciamo prendendola più larga, non certo per tenere lontana la politica ma, al contrario, per parlare di buona politica tenendo a debita distanza la pessima politica di palazzo.

Corengia coglie nel segno quando sottolinea che c’è un tessuto sociale vivo che non vuole arrendersi allo sfascio. Ma che poi deve fare i conti con un’amministrazione troppo spesso latitante. Lo stesso silenzio che regna sulle ex Circoscrizioni, pensionate dalla giunta Lucini, sostituite dalle Assemblee di Zona e che dalla giunta attuale non vengono nemmeno più convocate, anche solo per un parere consultivo o per riferire delle esigenze che vengono dai quartieri.  Di questo aspetto sono stato testimone ed attore diretto negli ultimi anni della mia attività professionale in Comune. Non è una storia “minore” rispetto a tanti altri temi di politica locale, anzi.

Non è stato Lucini a “pensionare” le circoscrizioni. E’ stata la legge finanziaria del Governo Prodi per il l’anno 2008 (e successive e modificazioni) che ha decretato la morte di questi organismi, prorogandoli fino alla scadenza dei mandati amministrativi (per Como, 2012). Lucini e la sua Giunta non hanno potuto far altro che prenderne atto, ma del resto già Bruni le aveva sepolte con la previsione, nel programma elettorale del suo secondo mandato, di trasformarle in semplici “uffici relazioni col pubblico decentrati”. Si sono quindi incontrati due approcci politici, entrambi sbagliati e pericolosi: da un lato, la demagogia anti-casta che ha preteso di risparmiare su gettoni di presenza poco più che simbolici; dall’altro, la convinzione tipica del centro destra che la partecipazione sia un fastidio e che per i quartieri sarebbe stato sufficiente avere dei piccoli uffici di prossimità, solo per le incombenze burocratiche e, al massimo, segnalazioni e  reclami.

Il mandato amministrativo 2012/2017 ha cambiato le cose? Certamente si, ma in modo parziale e tardivo: su iniziativa di Luca Ceruti del Movimento 5 stelle venne approvata una mozione consiliare che diede vita al  percorso che si concluse nel 2015 con l’istituzione delle assemblee di zona e delle assemblee tematiche. Si è giunti a fine mandato con 7 Assemblee su 8 operative. Bisogna dare atto alla Giunta Lucini di avere accompagnato questo insediamento con l’esperimento coraggioso ed innovativo di Come Voglio Como, una buona pratica che si va diffondendo in molte città – ad esempio Milano – e che meritava di essere continuata anche nel nuovo mandato.

Anche qui dice bene Corengia: dalla giunta attuale non vengono nemmeno più convocate, anche solo per un parere consultivo o per riferire delle esigenze che vengono dai quartieri. Fa eccezione, ma non fa testo, qualche estemporanea riunione dell’assessore Galli sui temi ambiente ed igiene urbana. nel frattempo, gli Urp decentrati vengono depotenziati, con la scusa della carenza di personale, e quello più importante, Camerlata, probabilmente verrà chiuso definitivamente. Quanto alle assemblee tematiche, siamo arrivati all’assurdo della revoca dell’unica  indetta, in ossequiosa obbedienza al diktat di una potente impresa di costruzioni, contrariata dal desiderio di partecipazione e coinvolgimento espresso dai cittadini, senza neppure considerare che l’assemblea non avrebbe avuto alcun potere di veto.

Il passo successivo a Come Voglio Como, per un’amministrazione attenta alle istanze partecipative,  avrebbe potuto essere l’adozione del regolamento per i “patti di collaborazione” per la gestione condivisa dei beni comuni. La Vice Sindaco Magni e l’Assessore Gerosa avevano aperto questa strada, insieme al presidente di Fondazione Comasca Castiglioni, incontrando il prof. Gregorio Arena e lo staff di Labsus, che promuove questi “patti” in tutta Italia, buon’ultima l’amministrazione di centro sinistra di Varese. Purtroppo ora a Como vige il rito padano, che non prevede queste cose, preferendo segare panchine, lasciare al gelo i senza dimora, emettere ordinanza coprifuoco, chiudere il centro di aggregazione giovanile di Sagnino, costringere l’Istituto Comprensivo di Rebbio a pagarsi con propri fondi i tendaggi frangisole. Sono solo alcuni esempi del tipo di attenzione che oggi si dedica alle periferie, e per politiche di questo tipo non servono la partecipazione e l’ascolto, basta il pugno di ferro.

L’alternativa è Rapinese? C’è da dubitarne alquanto. Rapinese è un altro uomo solo al comando. Ha discrete capacità di ascolto e mobilitazione, ma solo su temi coerenti con la sua visione del mondo, poi però agisce con metodi tradizionalissimi di opposizione politica, più o meno urlata, più o meno costruttiva, ma per niente partecipativa. Nulla fa pensare che una volta al governo sia disposto a cedere sovranità alla base.

Qui si apre un’altra considerazione, tutta politica. Nel 2011, al convegno internazionale di Villa Olmo “Le forme della partecipazione”, studiosi francesi, spagnoli e persino svizzeri ci spiegarono che i processi partecipativi, all’estero, sono ormai patrimonio di tutte le culture e le famiglie politiche. Invece in Italia, abbiamo una destra completamente priva di cultura partecipativa. Sull’altro versante – che è arduo definire sinistra – abbiamo più parole che fatti, e a volte si tratta di parole avvelenate: un personaggio come Renzi, che ha fatto danni enormi sul terreno della “disintermediazione”, ora vorrebbe rilanciarsi con il civismo. Quanto ai 5 stelle, le loro forme di azione politica virtuale sono tutt’altro che partecipative e trasparenti.

Sembra quindi illusoria la conclusione cui perviene Corengia per quanto riguarda Como:  se con ogni probabilità nessuno dei due avrà i numeri per governare da solo, allora si aprirà lo spazio per una forza politica che – in cambio del proprio sostegno, quello che la scienza politica chiamerebbe “appoggio esterno” – chieda e ottenga di riportare i quartieri al centro.

Quello che sarebbe utile costruire è un aggregazione di forze che, richiamandosi ai principi partecipativi presenti nella Costituzione, metta insieme quelle che Corengia chiama sacche vive di volontariato e di cittadinanza attiva che si impegnano anima e corpo;  secondo lui queste forze oggi  non riescono a emanciparsi da un certo spontaneismo ingenuo. In realtà non è sempre così: per una buona parte di loro, c’è la consapevolezza che nel panorama politico attuale non vi sono interlocutori credibili ma è necessario quanto prima dare un peso e una rappresentanza politica al loro operare.(fermo restando che c’è una bella differenza tra chi aumenta le tasse al volontariato e chi conserva almeno la dignità di non infierire; tra forze politiche che tengono aperti canali di dialogo, anche conflittuali, e forze politiche che disprezzano e offendono).

Peraltro a Como, ma anche a Cantù ed Erba, non sono mancate in passato le esperienze di “liste civiche” che su questo terreno hanno fallito. Esperienze utili per  non ripetere gli stessi errori, ben sapendo che passare dall’attivismo sociale alla rappresentanza politica è sempre un’operazione complessa. Lavorare nei quartieri, sui progetti di coesione, sull’economia circolare, sulla sostenibilità ambientale, consente di uscire dello scenario della politica tradizionale. Su questo molto è già stato fatto. Ora sarebbe necessario crescere, coordinarsi, darsi tempo,  strumenti e obiettivi. Ma che siano obiettivi ambiziosi: non fare l’ago della bilancia rispetto alle proposte politico – amministrative degli altri, ma offrire alla città una diversa proposta politico-amministrativa. [Massimo Patrignani – Ecoinformazioni]

 

 

 

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One thought on “Riflessioni su quartieri e politica

  1. Credo di essere stato tra gli artefici della nascita della assemblea di Como Nord assieme alla ex Consigliera Elide Greco, allora ricoprivo la carica di segretario del circolo PD frontiera Nord.

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