Azienda Servizi sociali: anche Sinistra Italiana contro la privatizzazione

Copia-di-NoamIn un comunicato, la Segretaria provinciale di Sinistra Italiana Celeste Grossi esprime contrarietà alla scelta di affidare all’esterno il governo del benessere di cittadine e cittadini che pure dovrebbe essere il principale compito politico che il mandato elettorale affida al sindaco e alle consigliere e ai consiglieri eletti per rappresentarci. Critiche anche all’astensione del PD: “Scelte sbagliate e non-scelte inquietanti “

I servizi sociali territoriali hanno subito gravi conseguenze a causa dei tagli governativi ai principali Fondi sociali. Questo ha significato che bambini e bambine, anziani, persone con disabilità, donne e uomini non autosufficienti, migranti, senza casa, tossicodipendenti hanno visto una costante diminuzione dei servizi e della loro qualità erogati e finanziati come prestazioni individuali, in una dimensione tutta assistenziale. Invece di investire risorse pubbliche per programmare interventi sociali, e costruire reti territoriali dei servizi, volte a favorire coesione sociale, si è preferita la risposta privatistica, sganciata da qualsiasi relazione solidale e sociale.

La nostra città dal 19 dicembre si è allineata all’idea diffusa è che il welfare sia un costo, non un diritto, non un investimento.

Riteniamo illegittima la scelta fatta dal Consiglio comunale di Como di creare un’Azienda speciale consortile per la gestione dei servizi sociali, ma di questo si occuperà il Tar. Qui vogliamo fare considerazioni squisitamente politiche.

Il 18 maggio 2018, nell’assemblea dei Sindaci del Piano di Zona (24 Comuni di cui Como è capofila con il 59% di cittadine e cittadini residenti dell’intero ambito), l’assessora alle Politiche sociali Alessandra Locatelli, ha espresso la volontà di costituire un’Azienda speciale per i servizi sociali con funzioni, assistenziali, educative e socio-sanitarie, una scelta non prevista né nel Programma di mandato del sindaco, né nel Documento unico di Programmazione per il triennio 2018-2020.

Perché il Comune capoluogo ha scelto di rinunciare al proprio ruolo di capofila? Di fronte a una città che muta, perché si sceglie di non aggiornare l’analisi dei bisogni della popolazione? Perché si sceglie di affidare all’esterno il governo del benessere di cittadine e cittadini che pure dovrebbe essere il principale compito politico che il mandato elettorale affida al sindaco e alle consigliere e ai consiglieri eletti per rappresentarci?

Ma se non stupisce la decisione della maggioranza di votare senza porsi troppe domande, stupisce e inquieta la decisione di chi all’opposizione su una questione così delicata sceglie di non scegliere e si astiene, perdendo anche il ruolo di controllo politico che è affidato a consigliere e consiglieri.

Il dubbio sorge immediatamente: chi ha sostenuto Giorgio Gori alle elezioni regionali non se la sente di votare contro una delibera molto simile a quella già proposta a Bergamo proprio dalla giunta Gori?

[Celeste Grossi, segretaria provinciale Sinistra Italiana Como]

 

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