Mense: l’arte di rigirare la frittata

fried-3125585__340La decisione di mantenere attiva la cucina della scuola di via Fiume e di dismettere quella di Via Montelungo non cambia di una virgola i termini del problema (per restare in ambito nutrizionale: se non è zuppa è pan bagnato…) ma mette in evidenza una ben strana concezione dell’ascolto e della partecipazione.

Dunque, il Comune torna sui suoi passi e decide di non dismettere la cucina di via Fiume (leggi qui).Secondo l’Assessore all’istruzione  “E’ una decisione presa dopo i confronti di questi giorni, è il segno più evidente, la dimostrazione del fatto che stiamo costruendo un percorso condiviso e di ascolto con tutte le parti coinvolte”.

Vorremmo chiedere all’Assessore alla partecipazione se condivide questa affermazione. Supponiamo di sì, trattandosi della stessa persona.

Forse all’Assessore sfugge che governare con un approccio ed un metodo partecipativo non significa semplicemente “dare ascolto” a chi si fa portatore di un’istanza. A questa stregua, dobbiamo attenderci entro poche ore anche il dietro front su via Montelungo (la qual cosa farebbe comunque piacere….), visto che anche questa decisione incontra non poca opposizione.

Sviluppare un percorso partecipativo è qualcosa di molto più complesso, che comporta la capacità di considerare le opinioni di tutti e di portarle a sintesi, la disponibilità a co-progettare le soluzioni dei problemi, la messa a disposizione delle risorse umane e strumentali del Comune a sostegno del percorso stesso.

Tutto ciò non è nelle corde dell’amministrazione in carica. Lo dimostrano sia il disinteresse per le sperimentazioni – certamente parziali ma significative – avviate dalla precedente Giunta, sia lo smantellamento strisciante  dell’Ufficio Partecipazione e delle Assemblee di zona, che abbiamo già denunciato con questo articolo dello scorso ottobre.

Non a caso, mentre ci si auto-elogia, ci si rifiuta di indire l’assemblea tematica, strumento previsto da un regolamento in vigore, che appare particolarmente adatto a coinvolgere la cittadinanza su un tema delicato come la gestione dei servizi pubblici a domanda individuale.

Nell’audizione in Commissione consiliare l’Assessore ha mostrato di avere una buona padronanza degli aspetti sanitari legati alla ristorazione scolastica. Si tratta di aspetti che le dipendenti comunali mettono già in pratica ogni giorno con professionalità, e che comunque potrebbero essere implementati e migliorati senza esternalizzare. L’Assessore invece ritiene che la gestione privata possa essere altrettanto valida. Da dove tragga questa convinzione, non è dato sapere. Un percorso partecipativo ben condotto, con un accurato esame di buone pratiche realizzate in altre realtà potrebbe portare il discorso su un terreno meno aleatorio, dando anche una dimensione economico – finanziaria alle diverse ipotesi in campo. Quanto meno, costringerebbe a motivare certe affermazioni un pò improvvisate, per esempio quelle che sostengono che per realizzare un punto cottura all’ex Sant’Anna servono tre anni.

Se invece si preferiscono soluzioni calate dall’alto, sorge il legittimo dubbio che l’obiettivo sia solo tagliare, dubbio che non è certo fugato da generiche dichiarazioni sulla qualità del capitolato d’appalto, ammesso e non concesso che il codice dei contratti lasci spazi effettivi alla qualità piuttosto che agli algoritmi e ai cavilli burocratici. [M.P.]

 

 

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