Mense scolastiche ai privati?

lasagneSono passati due anni dalla decisione della Giunta Lucini di sospendere il progetto per la realizzazione del punto unico di cottura della ristorazione scolastica, interrompendo bruscamente anche  il primo esperimento di assemblea tematica. Dopo di allora, il nulla. A distanza di due anni, tutti i problemi che erano sul tappeto sono rimasti tali e quali o si sono aggravati, a cominciare dalla  carenza di personale di ruolo. Se non interverranno decisioni urgenti, gli scenari per l’anno scolastico 2018/2019 sono  preoccupanti.

Era il 13 novembre 2015, quando per la prima volta il Comune sperimentò lo strumento dell’assemblea tematica, previsto dal regolamento approvato pochi mesi prima, a febbraio .

Si trattava di pronunciarsi sulla proposta di  riconvertire la scuola primaria di via Isonzo a Prestino in un punto unico di cottura per la produzione centralizzata dei pasti, superando l’attuale frammentazione su 17 cucine che servono 40 refettori.

Un progetto di quella portata avrebbe modificato radicalmente il servizio ma certamente avrebbe consentito di mantenerlo a gestione pubblica. Gli studi e le simulazioni condotti dal settore servizi scolastici, in contemporanea alla progettazione dell’edificio da parte di tecnici comunali ed esterni, erano confortanti per quanto riguarda l’esito finale.

asstematicaNon finì bene: il processo partecipativo non si concluse neppure, perché nel mese di dicembre emerse un  errore nella stima dei costi inserita nello studio di fattibilità del Settore Lavori Pubblici, che fece saltare il quadro economico dell’operazione e costrinse la Giunta, nell’ultimo giorno utile, a sospenderla. Tuttavia la partecipazione fu molto alta, non mancarono toni molto accesi e furono presentate proposte alternative a quella dell’Amministrazione.

E’ ancora possibile consultare tutta la documentazione nella pagina dedicata del  portale del Comune e verificare quanto sia stato utile attivare il coinvolgimento diretto della cittadinanza: in particolare, la proposta di non “riconvertire” la scuola di via Isonzo, ma di utilizzare alcuni spazi già adibiti a cucina nell’ex ospedale S. Anna di via Napoleona presenta un indubbio interesse, sia per la localizzazione ottimale rispetto ai percorsi di trasporto dei pasti, sia come opportunità di riutilizzo dell’area per un uso pubblico e compatibile con la futura (?) cittadella sanitaria.

Il tema è tuttora molto attuale: il personale di ruolo diminuisce costantemente a causa del blocco parziale del turn-over; permangono – anzi si aggravano – i vincoli normativi e finanziari per l’assunzione del personale a tempo determinato; permangono le esigenze di messa a norma dei 17 punti di cottura attuali. L’effetto combinato di queste  problematiche mette a rischio la prosecuzione della gestione pubblica del servizio.

Il servizio pubblico a gestione diretta non teme confronti con le gestioni in appalto. riso e curryFar mangiare 4000 bambini ogni giorno è un’impresa difficile e le difficoltà sono inevitabili, ma i dati  che vengono raccolti e pubblicati  periodicamente dimostrano che il grado di soddisfazione degli utenti è elevato. Anche dal punto di vista economico, la copertura dei costi è alta e si cerca costantemente di contrastare la morosità. Altro punto di forza sono le iniziative di educazione alimentare per genitori ed alunni, realizzate con l’apporto di educatrici comunali in collaborazione con le direzioni scolastiche.

Sarebbe quindi molto interessante sapere quali sono gli orientamenti della nuova Giunta e , più in generale, della maggioranza: le forze politiche che allora stavano all’opposizione si schierarono allora contro il progetto di punto unico di cottura, con toni particolarmente accesi da parte dei Consiglieri Rapinese (pasdaran della privatizzazione e tuttora in minoranza) e Veronelli (ora in maggioranza e Presidente del Consiglio Comunale) , ma al momento non si esprimono sul da farsi.

Di fronte ad una recente sollecitazione dei sindacati aziendali, l’unica risposta della Giunta è stata un laconico “non ci abbiamo ancora pensato”.  Non vengono coltivati neppure i contatti con il S.Anna, che dovrebbero essere favoriti  dall’omogeneità politica con la Regione. Tra l’altro, adeguare il progetto ad una struttura diversa da via Isonzo è un’operazione che non dovrebbe comportare particolari difficoltà tecniche e consentirebbe di non sprecare il lavoro già svolto.

Il tempo però è quasi scaduto: a giorni partono le nuove iscrizioni alle scuole dell’infanzia e primarie, e di conseguenza a partire da febbraio sarà necessario organizzare il servizio mensa per l’anno scolastico 2017/18: numero di pasti da erogare, menù, diete speciali, capienze dei refettori, eventuali liste d’attesa,  programmazione degli acquisti di derrate e attrezzature, selezione del personale a tempo determinato, coinvolgimento delle commissioni mensa.

Problemi seri, purtroppo, ai quali sfortunatamente non è possibile rispondere con il metodo delle ordinanze contingibili ed urgenti. Non decidere o tergiversare apre la strada all’esternalizzazione, cosa che potrà anche far contento Rapinese, ma ben difficilmente ci darà un’alternativa migliore, senza contare che anche un processo di privatizzazione dovrebbe essere programmato per tempo, governato, controllato e gestito con metodi partecipativi. [M.P.]

https://ecoinformazioni.wordpress.com/2018/01/15/cgil-como-ex-ospedale-santanna-ideale-per-il-centro-unico-di-cottura/

 

4 pensieri riguardo “Mense scolastiche ai privati?

  1. Ottimi spunti Massimo però lancio una provocazione che possa essere spunto per una riflessione: negli anni sono passato per le mie figlie dalla gestione comunale, alla gestione privata (aclichef) per tornare alla gestione del comune.
    Da genitore posso valutare da un punto di vista economico molto positivo il periodo con Aclichef, pasti pagati solo se consumati e non pagati quasi a prescindere come succede con il servizio comunale (solo un piccolo rimborso dopo almeno 5gg di assenza consecutivi).
    Da un punto di visto qualitativo, siamo quasi alla pari (anche se mia figlia non apprezza particolarmente il servizio del comune).
    Non credo che privato sia meglio o più bello, però perché il servizio comunale non trova il modo di essere economicamente vicino alle famiglie come il privato?

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